Ex Borsisti

Ex Borsisti

  • Sara Federici

    Sara Federici è nata l’1 luglio 1982 a Urbino. Ha conseguito il dottorato in Microbiologia presso l’Università di Urbino “Carlo Bo” nel 2012, con una tesi sulla caratterizzazione di proprietà probiotiche di isolati batterici da alimenti fermentati.

    Attualmente è assegnista di ricerca all’ Istituto di Microbiologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Piacenza-Cremona. Finora la sua attività di ricerca ha riguardato lo studio del microbiota intestinale umano e animale, e la possibile relazione di causa-effetto che lega la composizione del microbiota intestinale con stati infiammatori cronici o transitori dell’apparato gastro-intestinale. Dal 2012 ha svolto principalmente la sua attività presso il CRB (Centro di Ricerche Biotecnologiche) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Nel Maggio 2016 ha vinto la Borsa di studio “Sergio Lombroso”, presso il Weizmann Institute, nel laboratorio del prof. Elinav del Dipartimento di Immunologia.

    Progetto di Ricerca

    Sara descrive così il suo progetto di ricerca: “Il mio progetto è volto a chiarire se la presenza di alcuni patogeni intestinali possa avere un ruolo nell’insorgenza del carcinoma del colon-retto (CRC). E’ noto che, in condizioni fisiologiche, nella mucosa intestinale esiste un’interazione continua tra sistema immunitario e batteri costituenti il microbiota; tuttavia in particolari condizioni, come meccanismi immunologici compromessi o presenza di patogeni intestinali, si può arrivare ad una attivazione cronica del sistema immunitario, che può provocare o sostenere la crescita di tumori. Inoltre, è noto che in caso di stati infiammatori intestinali di varia natura, si osserva una composizione alterata del microbiota intestinale, chiamata “disbiosi”; tuttavia i meccanismi di causa-effetto che legano disbiosi ed infiammazione sono ancora da chiarire.

    Recenti studi hanno associato lo stato infiammatorio che accompagna le malattie infiammatorie croniche all’insorgenza del carcinoma del colon-retto (carcinoma del colon-retto indotto da infiammazione). Inoltre una disbiosi caratterizzata da massiva presenza di certi patogeni intestinali, quali Prevotella spp., è stata riscontrata in associazione a infiammazione intestinale e CRC associato all’infiammazione.

    Lo scopo del progetto è indagare se una comunità disbiotica intestinale, composta da selezionati patogeni, può indurre o accelerare il CRC indotto da infiammazione, e se, tramite trapianto di microbiota intestinale sano, è possibile intervenire sulla gravità e l’insorgenza del carcinoma del colon-retto indotto da infiammazione.

  • Francesca Avemaria

    Francesca Avemaria è nata a Napoli il 20 maggio 1986. Ha conseguito la Laurea Specialistica in Biologia Applicata alla Ricerca Biomedica nel 2010 presso l’Università degli Studi di Milano. Nel dicembre 2015 ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Biochimica presso l’Università degli Studi di Milano discutendo una tesi dal titolo “Diabetes Mellitus: a complex metabolic disorder. Exploring the disease through Fructosamine 3-kinese gene analysis”. Nell’aprile 2016 vince una borsa Post-Doc “Sergio Lombroso” presso il Weizmann Institute of Science nel Laboratorio del Prof. Lapidot del Dipartimento di Immunologia.

    Progetto di ricerca

    Il progetto di ricerca si focalizzerà sulla regolazione della migrazione delle cellule staminali ematopoietiche autorinnovanti a lungo termine (LT-HSC, Long Term – Hematopoietic Stem Cell) trapiantate dal circolo sanguigno al midollo osseo.

    Durante lo sviluppo fetale, nell’ematopoiesi, le cellule staminali migrano dal fegato al flusso sanguigno e si localizzano in modo preferenziale all’interno del midollo osseo, sito in cui rimarranno durante il corso della vita adulta. Questo processo viene imitato nei protocolli di trapianto di midollo osseo, procedura utilizzata per la cura di pazienti affetti da cancro.

    Recentemente nel laboratorio del Prof. Lapidot hanno scoperto che la ritenzione delle LT-HSC all’interno del midollo osseo e la loro migrazione verso il flusso sanguigno sembra essere regolata da due differenti cascate di segnalazione connesse alla coagulazione (Gur-Cohen et al., Nat Med 2015). Il progetto di ricerca della Dr. Avemaria cercherà di far luce sul meccanismo attraverso il quale queste cellule staminali del midollo osseo siano capaci di migrare attraverso il flusso sanguigno e tornare nuovamente nel midollo osseo a seguito del loro trapianto.

    A questo scopo verrà esaminato il ruolo di due differenti cascate di segnalazione: la via anti-coagulante e anti-infiammatoria aPC/EPC/PAR1e la via pro-coagulante e pro-infiammatoria Trombina/PAR1 attraverso lo studio di LT-HSC umane e murine. Scopo della ricerca è quello di identificare nuovi meccanismi e fattori chiave nella regolazione dell’homing delle LT-HSC all’interno del midollo osseo; inoltre questo studio potrebbe portare a un miglioramento dei protocolli di trapianto di cellule staminali ematopoietiche.

  • Luigi Mazzeo

    Mazzeo Luigi è nato il 13 dicembre 1989 a Foggia. L’11 luglio 2014 ha conseguito la laurea magistrale specialistica a ciclo unico in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche (CTF) presso l’Università di Urbino Carlo Bò con una tesi dal titolo “Il contributo degli SNPs mitocondriali nella stratificazione del rischio della Sindrome di Brugada”. Qualche mese dopo , la passione per la ricerca, lo spinge ad approfondire la biologia molecolare. Si iscrive così al corso di laurea magistrale in Biologia Molecolare e Applicata presso l’Università Politecnica delle Marche. Nel 2016, vince la Borsa di studio “Sergio Lombroso”, che gli permette di svolgere la tesi di laurea come MSc visiting student presso il laboratorio del professor Yosef Yarden nel Dipartimento di “Biological Regulation.

    Progetto di ricerca

    I fattori di crescita e i loro recettori trans-membrana giocano un ruolo chiave e contribuiscono notevolmente nella progressione tumorale: dalla fase iniziale allo stadio clonale, fino all’angiogenesi e alla metastatizzazione. Quindi lo studio del pathway di queste molecole ci dà informazioni utili per lo studio e la progettazione di inibitori tumorali. Un esempio è la famiglia dei recettori tirosin chinasi ErbB che legano un’ampia famiglia di fattori di crescita tra cui il fattore di crescita dell’epidermide (EGF). Questa famiglia include ErbB1, ErbB2, ErbB3 e ErbB4.

    Questi recettori possono sia omo-dimerizzare che etero-dimerizzare con conseguenze molto diverse a seconda del dimero formato. Il professor Yarden indirizza la sua ricerca sull’effetto ed il coinvolgimento della famiglia ErbB nella mobilità delle cellule tumorali e nella loro capacità di attraversare i tessuti, inoltre esplora la possibilità di differenti anticorpi, diretti contro specifiche isoforme di EGF di inibire la metastatizzazione.

  • Maria Antonella Linardi

    Maria Antonella Linardi a è nata a Imperia il 06/11/1980. Nel 2006 ha conseguito la Laurea Triennale in Scienze Biologiche (indirizzo Biologia cellulare e molecolare) presso l’Università degli di Genova con una tesi sperimentale su un potenziale agente antitumorale naturale “Analisi dell’apoptosi indotta da sali di poly-APS su cellule tumorali e normali” presso il laboratorio di Biologia dello Sviluppo diretto dalla prof.ssa Carla Falugi. Nel luglio 2008 ha conseguito la laurea Magistrale in Biologia Cellulare e Molecolare presso l’Università di Genova con una tesi sperimentale sul recettore per NPY nel modello sperimentale zebrafish presso il laboratorio di neurobiologia diretto dal Prof Mauro Vallarino. Nel 2012 in Medicina dello Sviluppo e Scienze della Programmazione indirizzo: Malattie Rare Genetica Biologia e Biochimica con una tesi dal titolo Study of mechanism of action of the phototoxicity of drugs and of new natural compounds endowed with antiproliferative activity presso l’unità di Oncoematologia pediatrica diretto dal Professor Giuseppe Basso, del Dipartimento della Salute della Donna e del Bambino Pediatria della Facoltà di Medicina dell’Università degli studi di Padova.

    Progetto di Ricerca

    Nel 2014 è entrata in contatto con la Prof.ssa Adi Kimchi presso il Weizmann Institute per poter svolgere un post-Dottorato presso il suo laboratorio. Il suo progetto di ricerca sarà focalizzato sullo studio di interazioni proteina-proteina coinvolte nei diversi tipi di morte cellulare e la ricerca di nuove mutazioni proteiche coinvolte nella morte cellulare presenti nelle cellule cancerose. I programmi di morte cellulare sono evolutivamente conservati e hanno un ruolo essenziale negli organismi multicellulari, essi sono coinvolti nei processi di embriogenesi, di differenziamento cellulare, ricambio tissutale, stress cellulare, e nei danni cellulari. Esistono diversi tipi di morte cellulare che sono stati suddivisi in base alle caratteristiche e alla morfologia delle cellule. E’ stato osservato che nella maggior parte delle neoplasie, geni e proteine implicate nella morte cellulare programmata risultano mutate portando così ad una proliferazione incontrollata che porta alla crescita e allo sviluppo del tumore. In questo progetto si cercherà di comprendere le interazioni proteiche presenti durante la morte cellulare, e l’individuazione delle mutazioni proteiche formatesi nello sviluppo del Cancro in modo da aiutare nello sviluppo di nuove terapie anticancro basate sulle necessità del singolo paziente.

  • Nina Cortese

    Nina Cortese è nata a Milano il 28 maggio 1989. Ha conseguito la Laurea Specialistica in Biotecnologie Mediche e Medicina Molecolare nel 2014 presso l’Università degli Studi di Milano, con una tesi dal titolo “Interaction of tumor infiltrating macrophages and chemotherapy in pancreatic adernocarcinoma”, con la votazione di 110/110 e lode. Nel Febbraio 2015 ha intrapreso il dottorato della Open University presso il laboratorio di Immunologia Cellulare della D.ssa Paola Allavena presso l’Istituto Clinico Humanitas. Nello stesso periodo vince una borsa di studio “Sergio Lombroso”, come “Visiting Student” presso il Weizmann Institute of Science, ospitata nel laboratorio del Prof. Steffen Jung, afferente al Dipartimento di Immunologia.

     

    Progetto di Ricerca

     Il ruolo del sistema immunitario nella progressione tumorale è ormai ben riconosciuto. Infiammazione e immunoevasione sono considerati alcuni dei capisaldi della progressione tumorale, evidenziando il diretto coinvolgimento delle cellule immunitarie. È stato inoltre suggerito che la riprogrammazione metabolica delle cellule tumorali potrebbe rappresentare un altro passaggio chiave nella progressione tumorale, Studi recenti hanno anche mostrato che le cellule immunitarie possiedono caratteristiche metaboliche distinte che influenzano le loro funzioni immunologiche. Date queste premesse e dato il ruolo fondamentale delle cellule immunitarie nella progressione tumorale, è importante capire come le alterazioni metaboliche, dovute al particolare microambiente tumorale, sono in grado di influenzare le funzioni pro- o anti-tumorali delle component immunitarie. I macrofagi rappresentano una delle maggiori componenti dell’infiltrato immunitario nei tumori solidi, e influenzano vari aspetti della tumorigenesi, come la sopravvivenza e la proliferazione delle cellule tumorali, l’angiogenesi, la metastatizzazione, e l’immunosoppressione. Il progetto di ricerca sarà volto ad approfondire l’influenza del microambiente tumorale sul metabolismo dei macrofagi, essendo questi ultimi cellule dotate di grande versatilità e plasticità in risposta a stimuli esterni.

  • Piera Tocci

    Piera Tocci è nata a Mesagne (BR) l’8 Luglio 1986. Ha conseguito la Laurea Specialistica in Genetica e Biologia Molecolare nel 2011, presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, con una tesi dal titolo “Studio della funzione nucleare della β-arrestina nella via di trasduzione del segnale del recettore A dell’endotelina nel carcinoma ovarico”, con la votazione di 110/110 e lode. Nei due anni successivi alla laurea ha svolto la sua attività di ricerca presso l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, nel Laboratorio di Patologia Molecolare diretto dalla Dr. Anna Bagnato, nel Dipartimento Sviluppo Programmi Terapeutici. Attualmente è impegnata in un progetto di ricerca atto a valutare il ruolo dell’interazione tra β-arrestina e β-catenina, in cellule di carcinoma ovarico chemioresistenti. Nell’autunno 2013 vince una borsa di studio “Sergio Lombroso”, come “Visiting Student” presso il Weizmann Institute of Science, ospitata nel laboratorio del Prof. Avri Ben-Ze’ev, afferente al Dipartimento di Biologia Cellulare e Molecolare.

     

    Progetto di Ricerca

    Piera Tocci descrive così il suo progetto di ricerca: “I tumori maligni sono caratterizzati dalla capacità di colonizzare distretti dell’organismo diversi dalla sede primaria di formazione, tale attività è nota come capacità metastatica. Le cellule metastatiche, raggiunto il tessuto d’interesse, richiedono la formazione di una “nicchia metastatica”, cioè un “ambiente favorevole” alla formazione di metastasi. E’ noto che nel carcinoma ovarico l’asse dell’endotelina, costituito dall’endotelina-1 (ET-1) e dal recettore A dell’endotelina (ETAR), è over-espresso e guida vari processi durante la progressione tumorale, quali la transizione epitelio mesenchimale (EMT) e la disseminazione metastatica. In tale contesto, è stato dimostrato che l’asse ET-1/ETAR promuove fenomeni migratori e metastatici, inducendo eventi di delocalizzazione della β-catenina, nonché eventi di regolazione di pathway dipendenti dalla sua attivazione. Infatti, l’accumulo citoplasmatico della β-catenina indotta dall’attivazione dell’asse ET-1/ ETAR, permette a quest’ultima di legare la molecola adattatrice β-arrestina, traslocare con essa nel nucleo, dove funge da co-fattore trascrizionale  di fattori di trascrizione appartenenti alla famiglia TCF/LEF, promuovendo la trascrizione di geni coinvolti nella progressione tumorale e nell’EMT.

    Il pathway Wnt/β-catenina è responsabile dell’insorgenza e progressione di diverse neoplasie, tra le quali il cancro del colon-retto (CRC). In tale contesto, nel laboratorio del Prof. Ben-Ze’ev, è stato recentemente identificato L1-CAM, un gene indotto dalla β-catenina. L1-CAM è un recettore cellulare di adesione, espresso sul fronte invasivo del CRC umano e delle metastasi, suggerendo il diretto coinvolgimento di tale recettore negli stadi avanzati della progressione tumorale. L’obbiettivo di questo progetto di ricerca, svolto presso il laboratorio del Prof. Ben-Ze’ev, sarà quello di approfondire l’indagine relativa al ruolo della β-catenina nella progressione di questa neoplasia umana. Il progetto di ricerca si inserisce in un piano di collaborazione tra l’Istituto Regina Elena di Roma e l’Istituto Weizmann.

  • Ambra Spolverini

    Ambra Spolverini è nata a Bagno a Ripoli (FI) il 8 ottobre 1983. Ha conseguito la Laurea Specialistica in Biotecnologie Mediche nel 2009 presso l’Università di Firenze. Nel febbraio 2013 ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Oncologia Sperimentale e Clinica presso presso l’Università di Firenze discutendo una tesi dal titolo “Analysis of polymorphic variants and new mutations in Chronic Myeloproliferative Neoplasms”. Nel Maggio 2013 vince una borsa Post-Doc “Sergio Lombroso” presso il Weizmann Institute of Science nel Laboratorio del Prof. Oren del Dipartimento di Biologia.

    Progetto di Ricerca

    Ambra Spolverini svolge il suo progetto di ricerca nel laboratorio del Prof. Oren il cui principale interesse è la regolazione del soppressore tumorale p53 e il suo ruolo nell’insorgenza e nello sviluppo del tumore. Gli interessi specifici della ricerca includono l’analisi delle vie di trasduzione del segnale che modulano l’attività di p53 in risposta a vari tipi di stress, lo studio delle basi molecolari che permettono a p53 di indirizzare la cellula verso un diverso destino in riposta a specifici stimoli, il ruolo di p53 nell’interazione tra cellula tumorale e microambiente e l’analisi delle proprietà “gain-of-function” di varianti mutate di p53 associate al cancro. Il gruppo del prof. Oren studia inoltre l’oncogene Mdm2, che inibisce l’attività di p53 favorendone la degradazione; RNF20, un enzima coinvolto nell’ubiquitinazione dell’istone H2B che si ipotizza agisca come oncosoppressore attraverso una regolazione selettiva dell’espressione genica; i microRNA, piccoli RNA non codificanti che regolano l’espressione genica e la cui alterata sintesi è largamente coinvolta nella tumorigenesi.

  • Giuseppe Lonetto

    Giuseppe Lonetto è nato a Catanzaro (Cz) il 24 settembre 1985. Ha conseguito la laurea Specialistica in Biotecnologie Mediche nel settembre 2009 presso l’Università degli Studi di Firenze. Nell’aprile 2013 ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in “Fisiopatologia Clinica e dell’Invecchiamento” presso la medesima Università, discutendo una tesi dal titolo “Notch Signaling Modulates Hypoxia-Induced Neuroendocrine Differentiation and Proliferation of Human Prostate Cancer Cells”. Nel giugno 2013 vince una borsa Post-Doc “Sergio Lombroso” presso il Weizmann Institute of Science.

     

    Progetto di Ricerca

    Giuseppe Lonetto svolge il suo progetto di ricerca nel Laboratorio della Prof.ssa Varda Rotter del Dipartimento di Biologia Molecolare, il cui principale interesse è lo studio della funzione dell’oncosoppressore p53. Giuseppe descrive così il suo progetto di ricerca: “La proteina p53 è classicamente definita come il guardiano del genoma. Una revisione in chiave moderna però, ne estende le sue funzioni ad una vera e propria barriera anti-cancro. Essa risulta essere mutata o inattiva in quasi la metà di tutte le neoplasie umane, e dati sperimentali indicano che in tale stato possa, inoltre, favorire la chemioresistenza. Una sua alterazione può diventare, pertanto, anche una barriera a livello terapeutico. Studi molto recenti inquadrano p53 come un regolatore centrale del differenziamento cellulare. Nelle cellule ben differenziate infatti, p53 esercita un ruolo di mantenimento di tale stato. In alcuni tumori invece, in un contesto di instabilità genomica, può accadere che mutazioni ne alterino il controllo inducendo un drammatico processo di de-differenziazione che può portare alla formazione di “cellule staminali tumorali”, responsabili del mantenimento e della metastatizzazione dei tumori. Diversamente, la scoperta molto recente di un protocollo in grado di de-differenziare in maniera controllata le cellule somatiche in vitro, ha avuto un enorme impatto nella comunità scientifica. Riprogrammare cellule somatiche differenziate in cellule con caratteristiche “staminali” (iPSC), infatti, non solo supera le questioni etiche connesse all’utilizzo degli embrioni, ma amplia anche enormemente il panorama delle possibilità terapeutiche. In questo contesto, sembra sempre più chiaro come p53 giochi un ruolo chiave nel determinare il destino delle iPSC. Diversamente dal modello classico di inattivazione delle proteine definite “oncosoppressori”, le forme mutate di p53 possono subire una profonda alterazione che le porta ad acquisire funzioni nuove ed inaspettate, non canoniche, che in via definitiva possono promuovere la carcinogenesi. Il laboratorio coordinato dalla Prof.ssa Rotter e’ da sempre impegnato nell’individuazione e caratterizzazioni di tali funzioni aberranti sia nel campo delle cellule staminali, che in quello dell’oncologia. In tal senso, attraverso il mio studio cerchero’ di caratterizzare nuovi meccanismi attraverso i quali p53 regola il processo di riprogrammazione analizzando il metabolismo cellulare, in particolare il rapporto fra questo e le forme mutate di p53. Valutero’ inoltre il processo di riprogrammazione in presenza di agenti tossici dannosi per il DNA, come le radiazioni ionizzanti ed il fumo di sigaretta (indice, quest’ultimo, di uno specifico stile di vita). In questo contesto cerchero’ dunque di determinare il ruolo di p53 nella regolazione della “qualità” delle iPSC in funzione del loro potenziale rigenerativo e del rischio di formare tumori una volta iniettate negli organismi. Quest’ultimo rischio risulta inaccettabile se si pensa al fine terapeutico di tale tecnologia.

  • Chiara Medaglia

    Chiara Medaglia è nata a Cosenza il 23 novembre 1985. Ha conseguito la laurea in Biotecnologie Mediche nel 2009 presso la facoltà di Scienze Biotecnologiche dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una dissertazione dal titolo “Studio in vitro sul ruolo del miR34a nel Neuroblastoma”. Nel 2010 vince il dottorato di ricerca in “Produzione e Sanità degli Alimenti di Origine Animale” presso il Dipartimento di Scienze Zootecniche ed Ispezione degli Alimenti dell’Università Federico II di Napoli. Svolge la sua attività di ricerca presso il CEINGE (Centro di Ingegneria Genetica) – Biotecnologie Avanzate, studiando il ruolo del miR34a nel medulloblastoma. Nel 2011 si dedica ad un nuovo progetto di ricerca incentrato sullo studio dei processi infiammatori nel cancro alla mammella. Nel mese di ottobre 2012 vince una borsa “Sergio Lombroso”, come “Visiting Student” presso il Weizmann Institute, nel laboratorio del prof. Lapidot, afferente al dipartimento di Immunologia..

    Progetto di Ricerca

    Chiara Medaglia descrive così il suo progetto di ricerca: “ I tumori maligni devono la loro definizione alla capacità di formare metastasi, cioè di colonizzare distretti dell’organismo diversi dalla loro sede primaria. Nella maggior parte dei casi sono le metastasi a provocare la morte dell’individuo, non il tumore primitivo. Le cellule tumorali distaccatesi dal tumore primario necessitano di trovare un ”ambiente favorevole” nei tessuti in cui formeranno metastasi. Tale ambiente prende il nome di “nicchia metastatica”. Il sistema immunitario svolge un ruolo fondamentale nella creazione della nicchia tumorale e metastatica. Le cellule immunitarie, sintetizzano infatti fattori di crescita che stimolano la proliferazione, la disseminazione e successivamente l’attecchimento delle cellule tumorali. Numerose evidenze sperimentali identificano la proteina GSK3 β come fattore chiave nella regolazione della risposta immunitaria. GSK3 β interagisce con la proteina h-Prune, noto fattore prometastatico identificato per la prima volta dal gruppo di ricerca del Prof. Zollo, nonché marcatore di aggressività tumorale. L’espressione di h-Prune risulta essere incrementata nei tumori del colon e del pancreas ed è correlata all’invasività neoplastica. GSK3 β ed h-Prune insieme promuovono la migrazione delle cellule tumorali. Il progetto di ricerca è finalizzato ad approfondire il ruolo che queste due proteine svolgono all’interno della nicchia metastatica”.

  • Giuseppe Condomitti

    Giuseppe Condomitti, e’ nato a Vimercate (MB) il 20 maggio 1987. Il 5 ottobre 2011 ha conseguito la laurea magistrale in Biotecnologie Mediche e Medicina Molecolare presso l’Universita’ degli Studi di Milano con un progetto di ricerca riguardante lo studio dello sfingolipide Sfingosina 1-Fosfato nella sopravvivenza delle cellule staminali tumorali di Glioblastoma Multiforme Umano.

    Nel Novembre 2011 e’ stato ammesso alla scuola di dottorato in “Biotecnologie applicate alle Scienze Mediche” dell’Universita’ degli studi di Milano. Nel gennaio 2012 ha vinto la borsa di studio “Sergio Lombroso”, che gli permettera’ di svolgere l’attivita’ di ricerca come PhD visiting student presso il Weizmann Institute of Science, nel laboratorio del professor Anthony Futerman del dipartimento di Biochimica.

    Progetto di Ricerca

    Numerose evidenze sperimentali hanno dimostrato che gli sfingolipidi partecipano non solo alla definizione del doppio strato lipidico delle membrane cellulari, ma sono coinvolti nella regolazione di numerosi processi quali proliferazione, differenziamento, senescenza e morte cellulare. Si tratta quindi di “lipidi bioattivi” in grado di agire da molecole di trasduzione del segnale nel controllo del destino della cellula.

    In particolare, il ceramide, il quale rappresenta uno degli sfingolipidi piu’ importanti, è emerso come molecola differenziante, anti-proliferativa, pro-apoptotica e pro-autofagica. Questa molecola e’ sintetizzata a livello intracellulare nel Reticolo Endoplasmatico mediante l’azione di una famiglia di enzimi noti come Ceramide Sintasi.

    Nell’uomo sono state caratterizzate sei differenti isoforme di Ceramide Sintasi. Ciascuna di queste isoforme catalizza una reazione di N-acilazione, ovvero il legame di una specifica molecola di acido grasso attraverso la formazione di un legame amidico alla base sfingoide Sfinganina. Cio’ comporta la produzione di differenti pool di ceramide, ciascuno contenente una determinata molecola di acido grasso e avante una specifica funzione cellulare.

    Queste enzimi presentano inoltre una distribuzione tessuto-specifica.

    Recenti dati di letteratura hanno dimostrato un coinvolgimento di Ceramide Sintasi in numerosi processi patologici tra i quali il cancro.

    In particolare e’ stato osservato un coinvolgimento di questa famiglia di enzimi nella regolazione della sensibilita’ ai farmaci chemioterapici in differenti tipologie di cellule tumorali. In particolare nel tumore al seno e al polmone e’ stato riportato che una diminuita espressione di Ceramide Sintasi correla con una maggiore resistenza ai farmaci Doxorubicina e Cisplatino.

     

    Il progetto di ricerca si concentra sullo studio dei meccanismi molecolari che regolano l’espressione e l’attivita’ della famiglia enzimatica Ceramide Sintasi in condizioni fisiologiche.

    Successivamente sull’analisi di come possibili alterazioni di questi meccanismi regolatori possono essere coinvolti nella patologia tumorale.