Ex Borsisti

Ex Borsisti

  • Francesco Ferrari

    Francesco Ferrari è nato a Formigine (MO) il 16 giugno 1980. Ha conseguito la laurea in Biotecnologie Mediche nel settembre 2004 presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, con una tesi dal titolo “Studio dei profili d’espressione genica di melanociti umani normali da donatori e da pazienti con melanoma sporadico”. Nel gennaio 2005 ha iniziato il corso di dottorato in “Biotecnologie e Medicina Molecolare” presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. Nell’autunno 2007 ha vinto un borsa di studio “Sergio Lombroso” per recarsi presso il Weizmann Institute come visiting student, ospitato dal prof. Doron Lancet del Dipartimento di Genetica Molecolare.

    Progetto di Ricerca
    Francesco Ferrari descrive così il suo progetto di ricerca: “Negli ultimi anni la ricerca biomedica ha subito una forte accelerazione grazie alla conoscenza sempre più approfondita del genoma umano e allo sviluppo di nuove tecnologie in grado di effettuare analisi su scala genomica. Tra queste tecnologie, in particolare, i microarray hanno richiamato l’interesse dei ricercatori come strumento utile ad esaminare l’espressione di migliaia di geni contemporaneamente. I microarray sono stati utilizzati con successo sia nello studio di processi fisiologici che nello studio di processi patologici. Nel campo della ricerca oncologica sono stati impiegati sia nello studio dei meccanismi della tumorigenesi, sia nella ricerca di nuovi marker tumorali, per sviluppare nuovi approcci terapeutici o nuovi strumenti diagnostici. Tra le diverse tecnologie su cui si basano i microarray, i GeneChip Affymetrix si sono evidenziati per la capacità di fornire risultati altamente riproducibili. Infatti è basato proprio sulla tecnologia dei GeneChip Affymetrix un nuovo strumento diagnostico per le leucemie su cui è attualmente in corso un trial clinico. Per quanto riguarda invece i microarray tradizionali, utilizzati per la ricerca scientifica, nel corso degli anni è stato dimostrato che le annotazioni dei probeset Affymetrix, sebbene precise e regolarmente aggiornate, presentano alcuni aspetti critici. Questo è dovuto fondamentalmente all’evoluzione delle annotazioni delle sequenze genomiche rispetto al momento in cui furono progettati gli oligonucleotidi presenti sui GeneChip. Diversi studi hanno dimostrato che esiste una discrepanza nella corrispondenza tra probeset Affymetrix e trascritti, evidenziando che molti probeset includono oligonucleotidi complementari a più di una sequenza genica e/o oligonucleotidi che non sono complementari a nessuna sequenza trascritta. In collaborazione con i ricercatori del Weizmann Institute stiamo lavorando per ricostruire le associazioni tra oligonucleotidi Affymetrix e geni, sulla base di informazioni genomiche aggiornate, per poi sviluppare nuovi GeneChip Definition Files (CDFs) costantemente aggiornati, che dovrebbero consentire ai ricercatori di sfruttare al meglio i dati ottenibili con i GeneChip Affymetrix.”.

  • Irene Carne

    Irene Carne è nata a Casorate Primo (PV) il 2 agosto 1982. Si è iscritta alla laurea magistrale in fisica generale con indirizzo sanitario nel settembre 2005 presso l’Università degli Studi di Milano. Nel gennaio 2007 ha vinto la Borsa di studio “Sergio Lombroso” recandosi nel successivo mese di marzo presso il Weizmann Institute of Science di Rehovot. Irene è stata ospitata dal Professor Amos Breskin in qualità di M. Sc. visiting Student, per un periodo iniziale di tre mesi, presso il Dipartimento di Fisica delle Particelle al fine di seguire un progetto di ricerca riguardante lo sviluppo di un rivelatore per monitorare la distribuzione spaziale dei neutroni veloci in fasci utilizzati per la terapia dei tumori basata su reazioni di cattura neutronica..”

    Progetto di Ricerca

    Irene Carne così descrive la sua attività di ricerca: “Il lavoro sarà rivolto allo sviluppo di un rivelatore di neutroni per la terapia con cattura neutronica del boro (BNCT), partendo da un rivelatore sviluppato presso il laboratorio del Professor Breskin e finora utilizzato solo con i fotoni. E’ importante, per la pianificazioni dei trattamenti di BNCT, determinare la distribuzione spaziale delle varie componenti di dose in fantoccio che simuli la regione del paziente da irraggiare, al fine di controllare se sono esaudite le indicazioni della IAEA (International Atomic Energy Agency) riguardo all’intensità ammessa per le varie dosi rispetto alla dose terapeutica. Fra queste, la dose dovuta alla componente veloce del fascio di neutroni è importante a causa della sua elevata efficacia biologica, ed i metodi per rivelarla sono ancora molto lacunosi. L’attività di ricerca sarà svolta come lavoro di tesi ed il titolo proposto per questa è Studies of a Gamma-blind fast-n imaging detector for monitoring n beams in BNCT applications, avendo come Internal Advisor la Professoressa Grazia Gambarini del Dipartimento di Fisica dell’Università di Milano e il Professor Amos Breskin come External Advisor.

  • Giovanna Bordigari

    Giovanna Bordigari è nata A Treviglio il 29 Marzo 1980. Si è laureata Scienze Biologiche il 22 Luglio 2005 con una tesi su “Caratterizzazione del fenotipo di topi con mutazione del gene HDAC 2”, un lavoro facente parte di un progetto dell’IEO riguardante la Leucemia Promielocitica Acuta presso l’Università degli Studi di Milano con il professore Saverio Minucci, per il quale ha lavorato nel Dipartimento di Scienze Biomolecolari e Biotecnologie dell’Università degli Studi di Milano. Nel febbraio 2007 ha vinto la Borsa di studio “Sergio Lombroso” recandosi nello stesso mese al Weizmann Institute of Science di Rehovot. Giovanna è stata ospitata dalla Professoressa Lea Eisenbach in qualità di Msch visiting Student presso il Dipartimento d’Immunologia al fine di seguire un progetto di ricerca riguardante “Lo sviluppo di tolleranza verso i Linfociti T dei vaccini antitumorale, come funzione di progressione tumorale”.

    Progetto di Ricerca
    La Dottoressa Giovanna Bordigari così descrive la sua attività di ricerca: “Come noto, con i vaccini anticancro e con il trasferimento adottivo di linfociti t, si ha un aumento nella frequenza di cellule t specifiche per l’antigene tumorale in circolo. Purtroppo però la bassa risposta clinica che si è evidenziata potrebbe essere dovuta al fatto che il tumore riesce ad arginare il sistema immunitario, oppure lo sopprime. Oggetto della ricerca è il fenomeno dell’anergia nelle cellule CD4+ e CD8 * ( che si ipotizza essere la causa di questa mancata risposta del sistema immune contro il tumore) nei i Linfociti T (che potrebbero essere resi attivi nel sito del linfonodo drenante e poi resi anergici nel sito del tumore primario o della metastasi) e tanti altri parametri dell’anergia e dell’attività citolitica. Fa inoltre parte dello studio: le dimensioni del tumore(melanoma), la presenza di metastasi nel linfonodo drenante e la colonizzazione nel polmone all’interno di topi con l’utilizzo di luciferasi e di IVIS100, un sistema d’immagini per determinare questi parametri in vivo.”

  • Giacomo Bartesaghi

    Giacomo Bartesaghi è nato a Erba (Como) nel 1980. Nel 2006 ha conseguito la Laurea Magistrale in Fisica presso l’Università degli Studi dell’Insubria (Como) con la dott.ssa M. Prest. Il lavoro di tesi, dal titolo “Real time detectors for radiotherapic beams”, ha riguardato lo sviluppo di un dosimetro a scintillazione per misure in tempo reale in fasci radioterapici di elettroni e fotoni. Dalla fine del 2006 è studente di dottorato presso l’Università degli Studi di Milano; da allora collabora con il gruppo della prof.ssa G. Gambarini per un progetto di ricerca riguardante la dosimetria in campi di neutroni per BNCT (Boron Neutron Capture Therapy). Tale terapia, attualmente in fase sperimentale, viene proposta per tumori radioresistenti o diffusi e prevede la somministrazione al paziente di un farmaco contenente Boro che si localizzi principalmente nelle cellule tumorali; in seguito il paziente viene irraggiato con un fascio di neutroni che, catturati dal Boro, provocano il danneggiamento della cellula malata.

    Progetto di Ricerca
    La mia attività di ricerca si inserisce nell’ambito della collaborazione tra i gruppi della Prof.ssa Gambarini (Università di Milano) e del Prof. Breskin (Weizmann Institut, Physics Department). Al fine di migliorare l’efficacia dei trattamenti BNCT, è importante conoscere le caratteristiche energetiche e spaziali del campo di neutroni; infatti, solo disponendo di accurate informazioni riguardanti la qualità e la quantità della radiazione a cui esporre il paziente è possibile prevederne gli effetti terapeutici e ottimizzare le modalità di trattamento. Proseguendo il lavoro svolto da Irene Carne, dovrò occuparmi dello sviluppo di uno rivelatore per neutroni basato su un convertitore accoppiato ad un detector a gas; tale strumento permetterà di avere informazioni non solo sull’energia dei neutroni ma anche sulla loro distribuzione spaziale. A una fase di progettazione basata su simulazioni eseguite con appositi software, seguirà l’assemblaggio del detector e i test di caratterizzazione; l’ultimo stadio del progetto vedrà l’impiego di tale strumento per misure di radiazioni all’interno di una struttura per trattamenti BNCT. “

  • Pier Giorgio Amendola

    Pier Giorgio Amendola è nato a Roma l’1/11/1984. Dopo un periodo di studio presso “l’Universidad de Valencia” in qualità di studente Erasmus, nel febbraio 2008 ha conseguito la Laurea Triennale in Scienze Biologiche (indirizzo fisiopatologico) presso l’Università degli Studi Roma Tre. Nel giugno 2009 ha iniziato un tirocinio nel laboratorio di Oncogenesi Molecolare dell’Istituto Regina Elena, sotto la supervisione della Prof.ssa Ada Sacchi. Nel luglio 2009 ha vinto la borsa di studio “Sergio Lombroso” per svolgere la tesi di Laurea Specialistica in Biologia Applicata alla Ricerca Biomedica presso il Weizmann Institute, ospitato dalla Prof.ssa Varda Rotter.
    Progetto di Ricerca
    Nell’ottobre 2009 si è recato presso il Weizmann Institute in qualità di Visiting Student. Il suo progetto di ricerca è focalizzato sullo studio del gene oncosoppressore p53. Nella forma wild type p53 gioca un ruolo chiave nel prevenire lo sviluppo del cancro ed è per questo conosciuto come “il guardiano del genoma”. Mentre l’attività oncosoppressoria di p53 è stata chiaramente stabilita, meno attenzione si è data fino ad oggi al ruolo di p53 nei processi di differenziamento cellulare e di sviluppo. Un crescente numero di dati derivati da modelli in vitro sembrano suggerire che p53 funzioni come regolatore del differenziamento cellulare. In certi casi p53 sembra favorire il differenziamento cellulare, in altri casi sembra sopprimerlo. Risultati preliminari riguardanti la funzione regolatrice di p53 durante l’adipogenesi suggeriscono il suo effetto soppressivo in questo programma di differenziamento. Per questa ragione, il progetto di ricerca si concentra sulla adipogenesi, nel tentativo di comprendere il meccanismo molecolare mediante il quale p53 influenza tale programma di differenziamento. Questa nuova e unica funzione di p53 suggerisce la possibile influenza di questa proteina sul metabolismo degli acidi grassi e quindi sulla produzione di energia, sull’obesità e sulla sintesi delle membrane. Queste funzioni sono tutte importanti anche per la progressione tumorale. Il progetto di ricerca si inserisce in un piano di collaborazione tra l’Istituto Regina Elena di Roma e l’Istituto Weizmann.

  • Giorgio Carlo Brambilla

    Giorgio Carlo Brambilla è nato a Milano il 3 ottobre 1985. Ha conseguito la laurea triennale in Ingegneria Elettronica presso il Politecnico di Milano nel settembre ’07. Si sta specializzando in Ingegneria Elettronica svolgendo la sua tesi presso il Weizmann Institute of Science di Rehovot nei laboratori diretti dal professore Amos Breskin
    Progetto di Ricerca
    Attualmente non esistono metodi preliminari efficienti di rilevamento di tumore alla prostata che ne riducano la mortalità. Per questo motivo vengono proposti e studiati continuamente nuovi metodi per diagnosi di CAP. Il progetto consiste in un nuovo metodo non invasivo di rilevamento e classificazione di adenocarcinomi tramite una sonda XRF: una irradiazione locale di raggi X sulla prostata seguita da una misura delle caratteristiche emissioni di Zinco. Lo scanning della prostata porterà ad un’immagine digitale 2D della distribuzione dello zinco, dando informazioni sullo stato patologico della prostata esaminata. La strumentazione XRF è basata su Silicon Drift Detectors (SDDs) e ottica a raggi X mentre l’elettronica di readout e di processamento è caratterizzata da basso rumore e alta velocità.